RECENSIONE DI "IL GRANDE MALE"

Fumetto di Davide B., edito in italia da Coconino Press, pubblicato nel 2010.

RECENSIONI

Andrea Abiuso

9/15/20263 min read

ReCENSIONE DI "Il Grande male"

Sinceramente questa è la prima volta che scrivo una recensione a freddo, dopo tanti mesi da quando ho letto il fumetto in discussione, quindi non ricordo esattamente il perché lo scelsi. Credo che in quella lezione avessimo la possibilità di selezionare nella biblioteca dell’accademia ciò che era disponibile tra i lavori di autori anni ‘90 e primi 2000. La mia pausa natalizia fu quindi condita dal celebre David B., che mi ha accompagnato per ben 384 pagine e che probabilmente è stato il primo autore a condizionarmi nel mio percorso scolastico. Questo perché, dall’essere buon rodato lettore di frivole storie giapponesi, sono passato a leggere uno dei fumetti impegnati per antonomasia, con stile, ritmo e tipo di narrazione completamente spaesanti per me.

Ovviamente sto parlando de “Il Grande Male”, o, nella sua traduzione letterale dal francese, “L’Ascensione del Grande Male”, scritto e disegnato da David B., pubblicato in sei episodi tra il 1996 e il 2003 da L’Association in Francia, ed edito in Italia da Coconino Pres. Il genere è quello del romanzo grafico nella sua declinazione autobiografica, ed è quindi narrato in prima persona dall’autore che ci racconta del rapporto col fratello maggiore, affetto fin da giovane da attacchi di epilessia.

Partiamo dal tratto.

Scoprire lo stile di David B. è stato interessante e divertente. Come si può osservare. e confermato più volte in varie interviste da lui stesso, il modo in cui costruisce i corpi, gli ambienti e le scene è fortemente influenzato da un tipo di arte primitiva, scomposta ma estremamente efficace. Si rifà agli egiziani, ai babilonesi, all’arte bizantina e medievale. Visi spesso grotteschi, teste di profilo con corpi frontali, prospettiva gerarchica e bidimensionale, tratto spesso, ghirigori e dettagli minuziosi. E’ inoltre un disegno che si evolve nei suoi quasi 10 anni di lavorazione. Negli episodi finali, quando si passa dal racconto di convivenza tra fratelli all’emancipazione e ai drammi in solitudine dell’autore, anche il segno diventa più sporco, graffiato, dalle linee spezzate, più intimo ed espressionista.

Non nascondo che nel mio essere stato un lettore acerbo, di primo acchito sfogliando quelle pagine ho pensato che il disegno fosse, in una qualche misura, brutto.

Ma è proprio quella sgradevolezza che porta ciò che viene narrato su un livello superiore. Le stranezze sono coerenti ed edulcoranti dei toni onirici e esoterici del racconto. Infatti, in maniera Mouseiana, l’utilizzo di animali antropomorfi che si sostituiscono nell'aspetto a persone vere, serve a rendere meno realistiche le scene presentate, rendendole al tempo stesso più forti e inquietanti.

Fermarsi e realizzare che il dramma che stiamo leggendo disegnato è stato vissuto veramente da quella famiglia, così fragile da farsi influenzare da ogni barlume di speranza di una cura, è davvero incredibile.

Ora la narrazione.

Come già detto, oltre al dramma famigliare di combattere con l’epilessia, definito Il Grande Male e impersonificato da un mostro serpentiforme, David B. approfitta di ogni piccolo avvenimento per fare una deviazione dal seminato. Non mancano infatti interviste ad anziani, ai parenti, inserti storici, scientifici o culturali. Con la suddivisione in episodi la cui realizzazione è stata dilazionata nel tempo, la linearità dello stile narrativo adottato non è rigorosa, il che rende ogni capitolo quasi un mondo a sé. Non ne risente tuttavia il ritmo, benché sia molto verboso, è magistralmente scorrevole. La pesantezza non viene affatto dalla lunghezza o dall’eventuale interesse che il fumetto riesce a suscitare, ma dalla discesa che dobbiamo compiere in questo pozzo senza fondo che è stata la giovinezza dell’autore. Senza fondo perché il fumetto si conclude, anche cercando di convincersi di avere un finale dolceamaro, ma oltre quelle pagine c’è la realtà, il mondo vero. Dietro quei personaggi, delle persone. Il Grande Male non è stato debellato. Accettato, forse.

Emblematico un dettaglio che mi è stato fatto notare durante la lettura in classe della prima versione di questa recensione. Avevo commesso l’ingenuo errore di non abbreviare la B. del cognome di David. Effettivamente, se l’autore ha deciso di cambiare nome, non esplicitando il legame con la propria famiglia, ci devono essere delle cicatrici che è giusto rispettare.


Consiglio a chiunque se la senta di leggere quest'opera, non è facile avere la forza di addentravisi, ma se si alzano troppo gli scudi se ne ha solo una lettura superficiale.

Ognuno lotta contro un suo Grande Male.

Mentre noi scendiamo, Lui ascende.

Recensione di Andrea Abiuso, settembre ‘26