essere una giovane donna
Analisi di Irene e i clochard.


ruppert & mulot
(Florent Ruppert e Jérôme Mulot)
irene e i clochard
(irene et les clochards)
Originariamente pubblicato da l’Association in francese nel 2009 , è stato edito in italia nel 2011 da Canicola.
128 pagine in bianco e nero.
andrea abiuso
essere una giovane donna
analisi di irene e i clochard


Irene è una ragazza parigina di 24 anni che si è vista costretta all’asportazione del seno sinistro per via del cancro, che si troverà a vagare per la città cercando di portare a termine un suo progetto a fumetti: un racconto autobiografico basato sulle interviste che condurrà con dei barboni, mentre lei, che possiede dei superpoteri, deciderà infine di suicidarsi.
Suddetta premessa è tuttavia riduttiva nel descrivere ciò che è irene e i clochard.
Questa è una lettura estremamente complessa che porta con sè varie tematiche che si intrecciano tra loro in un tono al tempo stesso tragicomico, surreale e crudo.
la resa visiva
La prima cosa che si nota a colpo d’occhio leggendo questo fumetto è il disegno, estremamente particolare. Si opta per un bianco e nero, con un tratto dalla linea molto sottile, che serve a delimitare le forme dei soggetti, senza avere un chiaroscuro. Benchè a un primo colpo d’occhio questa volontà di avere un bianco così presente possa confondere il lettore, la sensazione di smarrimento nella vignetta è un effetto secondo me voluto. Se si fa attenzione, questo stile segue delle regole ben precise:
Il viso dei personaggi è estremamente sintetico, caratterizzato dalla sola presenza di una V, che dovrebbe rappresentare degli occhi o l’arco sopraccigliare e il naso. La testa calva della protagonista enfatizza ulteriormente questo elemento, facendola sembrare scollata rispetto al resto.
Trattamento differente è riservato invece ai vestiti, soprattutto l’iconica giacchetta di Irene. Questi, infatti, sono sempre estremamente tratteggiati, quasi graffiati, e donano una concretezza e dinamicità alle figure, che, vista l’assenza di sfocature, linee cinetiche o altre soluzioni, risulterebbero in pose più plastiche, e quindi meno vive e reali.




E infine, i fondali seguono un’altra linea ancora. Questi infatti hanno un tratto meno preciso ma dalle prospettive perfette, inoltre si tende a ridurre i dettagli intorno ai bordi di un personaggio, per staccarlo dallo sfondo, stesso trattamento degli oggetti in lontanaza, per restituire così la profondità dell’ambiente.


Vedendoli sembra quasi che sia stata scattata una fotografia, per poi bruciare l’immagine aumentando forzatamente la luminosità, restituendo un paesaggio realistico e non al tempo stesso.
Per concludere sulla resa grafica, da notarsi è anche l’uso del lettering, in questo caso nella versione italiana, che imita un font fatto a mano e ne utilizza due differenti nei dialoghi: uno in corsivo minuscolo quando si tratta di suoni o versi emessi dalla persona e un altro in stampatello maiuscolo per le parole. Inoltre vi è una quasi assenza di onomatopee, e in quei pochi casi in cui sono presenti, sono sempre sottoforma di balloon.






la regia della tavola
L’impostazione delle pagine è in linea con un tradizionale fumetto europeo, con una griglia dalle vignette regolari che diventano più fitte nei momenti di dialogo e prendendosi anche pagine intere per un ampio respiro, quando si vedono ampi paesaggi. Anche le inquadrature sono abbastanza normali, ci sono mezzi busti, piani medi o campi lunghi, con la presenza sporadica di primi piani.
Quello che veramente stupisce è invece la regia, il tipo di transizione tra le vignette. In molti frangenti si utilzzano “momento-momento” e “soggetto-soggetto”. La prima accoppiata rende ogni movimento scandito lentamente serve a far capire attraverso il corpo lo stato d’animo di un personaggio, cosa che non si può evincere dalle espressioni del viso assenti. La seconda invece è utilizzata soprattutto nei dialoghi, come il campo e controcampo del cinema.
Questa unione crea un forte contrasto tra ciò che vediamo e come lo vediamo. I movimenti sono quelli di una pellicola, veri, tangibili, ma ciò che vediamo non lo è, i visi assenti, l’onnipresenza del bianco.
C’è una volontà di rendere difficile al lettore la totale comprensione di ciò che accade.
In questo mi ha ricordato molto Goodbye, Eri di Tatsuki Fujimoto, una lettera di amore al cinema, che abusa di queste transizioni, con l’intenzione di illudere lo spettatore in maniera simile a Irene e i clochard.




mentire al lettore
La storia si basa sul concetto meta-fumettistico dell’impossibilità per lo spettatore di comprendere quanto sia immaginario o meno, e tutto ciò che è legato alla componente stilistica è funzionale a questo imbroglio.
I due autori vogliono lasciarci la possibilità di interpretare gli eventi e, in un certo senso, costruirci da noi la nostra storia. Ed è per questo che tutto ciò che vediamo deve lasciarci il dubbio, così che a vari lettori corrispondano varie storie.
Da subito vediamo che la protagonista immagina in vari momenti la propria morte, elemento che è facile individuare come onirico. Successivamente si aggiungeranno anche dei raptus omicidi, dove Irene, armata di katana, ucciderà varie persone per le strade di Parigi. Questo è un ulteriore elemento assurdo che ci potrebbe suggerire la falsità della storia raccontata, visto che la ragazza non avrà ripercussioni di sorta, se non fosse per un altro evento che porta con se un ulteriore livello di interpretazione. Irene andrà infatti a proporre sua idea su un fumetto a due autori, che tuttavia rifiuteranno. Ciò ci indurrebbe a pensare che le vicende narreranno cosa accadrà dopo questa negazione, ma qualche pagina dopo vedremo la ragazza volare, benchè conduca una vita normalissima.
Cosa stiamo leggendo? Questo fumetto è quello che ha chiesto ai due autori di scrivere? Quei due sono effettivamente Ruppert e Mulot? Irene è reale? Se si che fine ha fatto? Si è suicidata come avrebbe voluto?
Ciò che ha fatto è tutto nella sua testa?
Questa è un’altra possibile interpretazione. Sappiamo infatti che la protagonista, dopo una rottura, inizierà a sovrapporre i suoi pensieri negativi con le parole dette dalla ex-compagna.
E se tutta questa storia fosse una maniera romanzata di elaborare le emozioni che l’hanno portata infine ad autodistruggersi?




Un ulteriore elemento di comunione tra questo fumetto e un altro manga di Fujimoto, Look Back, è il modo di rappresentare lo scorrere del tempo.
Utilizzano infatti una transizione estremamente repentina, ma al tempo stesso chiara, dove il personaggio è sempre nella stessa posa o azione mentre è tutto intorno a lui che cambia, facendoci percepire il valore, positivo o negativo, che quella azione ha per il protagonista.






la violenza chirurgica
Quando pocanzi ho parlato dello stile, sottolineando la predominanza del bianco, ho volutamente omesso un elemento: le uniche volte in cui è presente un nero pieno è per rappresentare le gocce di sangue delle vittime di Irene.
Benchè questa sia un’opera che parla di rabbia e violenza, quest’ultima è rappresentata in una maniera che trovo molto delicata. Il modo in cui vengono tagliate le persone è talmente surreale da sembrare quasi comico ed è rappresentato in maniera estremamente grafica, pulita, precisa. I corpi vengono scomposti come se fossero manichini o sezionati in maniera talmente perfetta da sembrare finti.
Questi elementi mi hanno ricordato, più che Kill Bill citato nel fumetto stesso, Houseki no Kuni, o Land of the Lustrous in occidente, dell’autrice nipponica Haruko Ichikawa, dove i personaggi sono o una specie umanoide di minerali senzienti, che quindi si feriscono rompendosi come cristalli, oppure ancora delle anime fatte di una sostanza simile al vapore, che si taglia perfettamente con la spada.








rabbia, amore, autodistruzione e società
Cosa rappresenta quindi la violenza di Irene?
Al di là di tutte le suddette componenti formali, irene e i clochard porta con sé una profonda componente emotiva.
Nell’interpretazione che mi piace dare all’opera, la storia si incentra su una ragazza che da poco si vede entrare nella vita adulta e che ha già con se un grande fardello, quello dell’asportazione del seno per via del cancro.
Ovviamente non tutti noi possiamo comprendere cosa si prova in una situazione del genere, ma possiamo empatizzare con la protagonista, e facendolo, possiamo leggere la storia da un punto di vista più profondo.
La rabbia che prova Irene deriva dalla paura del giudizio delle altre persone, dal non riconoscersi più, dal voler solo essere lasciata in pace e che le cose diventino più semplici. Lei è una persona giovane, che quindi non ha raggiunto la maturità emotiva per intraprendere delle relazioni adulte. La ragazza di cui si innamora, Naima, conosce Irene in un momento di estrema debolezza, e per lei diventa un ancora di salvezza. Tuttavia la mancanza di esperienza porta la protagonista ad attuare comportamenti invidiosi, tossici e sabotatori che la porteranno fino alla completa distruzione di sé, concreta, non solo mentale.
Probabilmente tutto ciò che leggiamo non è altro che una sovrapposizione fantasiosa della ragazza, fatta per reprimere il proprio malessere. D’altronde anche il suo insensato, così viene descritto nel libro, interesse per i barboni trova risposta: vede in loro anime affini, che soffrono per mano loro e degl’altri, e verso cui nessuno ripone interesse nell’indagare il perchè della loro condizione.
Il tema della ricerca di comprensione dell’altro, dell’amore e dell’autolesionismo sono elementi molto legati fra loro. Ad esempio in Tokyo Alien Bros. di Keigo Shinzou, dove due fratelli alieni devono indagare sulla società terrestre, tornano questi elementi, con anche una profonda e cruda critica alla visione della donna nella nostra società.
Concludo con una parafrasi di un pensiero di La mia prima volta, My lesbian experience with loneliness di Kabi Nagata, un fumetto autobiografico che parla delle difficoltà della giovane autrice di trovare un posto nella società, essendo una donna lesbica, autolesionista, alcolizzata e con disturbi alimentari: molto spesso il motivo per cui ci si procura (o si immagina) il dolore fisico è perché è più facile da comprendere rispetto a quello emotivo.
Testo e immagine di copertina: Andrea Abiuso
